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I buoni propositi: una questione di rinunce

I buoni propositi: una questione di rinunce

Fine anno, tempo di bilanci e obiettivi futuri: sta capitando anche a te?

Succede abbastanza spesso però che i buoni propositi rimangano, dopo le feste, a prendere un po’ di polvere, dimenticati come certi regali.
E siccome sono alcune settimane che – prendendo spunto dal fatto che il 2017 è l’anno internazionale dello sviluppo sostenibile – riflettiamo su cosa può rendere il nostro lavoro più sostenibile, vogliamo partire proprio dagli obiettivi.

Di solito a complicare le cose non sono direttamente gli obiettivi che scegliamo, ma piuttosto le decisioni che prendiamo per arrivarci. Spesso non teniamo conto che l’obiettivo è una scelta, la decisione una rinuncia – ed è a questo livello che le cose si possono complicare e diventare in-sostenibili se non ci facciamo le domande necessarie.

Facciamo un esempio, così è più chiaro?
Diciamo che siamo a Cesena e scegliamo come obiettivo di andare a Firenze.
La scelta è chiara, l’obiettivo è s.m.a.r.t. e sicuramente alla nostra portata.
Rimane da decidere come si fa, cioè a cosa si rinuncia.
Se te lo stai domandando il concetto di rinuncia non è questione di filosofia: è implicito nella parola, che viene dal latino e vuol dire “tagliare via, scartare”.

Per decidere come arrivarci, abbiamo a disposizione infiniti criteri. Oggi per capire la differenza tra obiettivo e decisione, ci soffermiamo sul tragitto, supponendo che ci vogliamo andare in macchina e non con il treno.
– Se optiamo per la velocità, faremo tutta autostrada passando da Bologna. Più km ma meno tempo.
– Se scegliamo il paesaggio e il divertimento della guida faremo l’Appennino sulla strada statale che da Forlì sale nel bellissimo Parco delle Foreste Casentinesi. La strada più corta, ma molto molto più tempo.
– Magari invece scegliamo di includere una tappa, diciamo ad Arezzo. Un terzo tragitto, altre distanze e altri tempi di percorrenza.

Tutti e tre i percorsi arrivano effettivamente da Cesena a Firenze e perciò ci permettono di realizzare l’obiettivo, ma offrono diversi livelli di sostenibilità che forse ci conviene considerare: se diamo un passaggio a qualcuno che soffre la macchina, rinunciamo alle curve nelle Foreste Casentinesi, se non abbiamo appuntamenti incombenti possiamo rinunciare al traffico dell’autostrada e se qualcuno ci aspetta ad Arezzo, rinunciamo al tragitto diretto.
A questo punto diventa abbastanza facile capire come trascurare la domanda “a cosa posso e a cosa non posso rinunciare?” possa avere l’effetto di trasformare un obiettivo semplice in qualcosa di molto più complesso, fino all’in-sostenibile:
se ho fretta rinuncio a fare il giro lungo
se soffro la macchina rinuncio alle mille curve panoramiche in montagna
se devo raccogliere qualcuno ad Arezzo, rinuncio alla strada diretta

Ora che abbiamo visto la differenza e in che modo le decisioni influenzano gli obiettivi, ti va di riguardare i tuoi buoni propositi? Prova così:

  1. Scegli un obiettivo o un buon proposito, qualcosa che sia alla tua portata ma ti faccia sentire un bel friccicorino e che abbia come risultato qualcosa che tu consideri un bel passo avanti.
  2. Chiarisci quali sono i vincoli (nell’esempio: andarci in macchina), questo dipende molto dall’ambito: può essere qualcosa che riguarda la salute, o le persone coinvolte, o il tempo a disposizione o altro ancora.
  3. Decidi come arrivarci sostituendo la parola decido con le parole rinuncio o scarto, in questo modo ti sarà subito chiaro qual è la posta in gioco e se è sostenibile per te o ti servono degli aggiustamenti.

PS: Fino al 21 Dicembre proponiamo il nostro percorso giornaliero sugli obiettivi 2017 per gli iscritti alla newsletter, se vuoi puoi aggiungerti qui, poi il 22 Dicembre mandiamo tutto il riepilogo quindi “non rinuncerai” ai giorni passati.

 

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