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“DIREFARE”: dietro le quinte

“DIREFARE”: dietro le quinte

Cento ore prima del terremoto di Agosto che ha distrutto Amatrice, mio figlio Pietro e io ci siamo fermati con amici in città per mangiare l’amatriciana vera, rossa e bianca, buona da non riuscire a raccontarlo. Il pranzo della domenica, durante una vacanza in moto.

La notte del mercoledì Amatrice è crollata e le foto del mattino mostravano il luogo esatto dove avevamo parcheggiato la moto: un cumulo polveroso di sassi, macchine schiacciate, case sbriciolate.

Non che il terremoto non mi avrebbe impressionato ugualmente, ma la sensazione di essere scampati per un pelo è un tremore nei polsi, un sospiro trattenuto e lasciato uscire lentamente, il pensiero di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, per noi. Perché per queste persone lo è stato eccome.

Pochissimi giorni dopo, Marcello Mancini mi scrive:

“Ciao, te la butto la’, al momento è solo un’idea.

Questo terremoto mi e ci ha toccato davvero molto. Non solo nelle nostre case attraverso le crepe dei muri, ma ha toccato il cuore di tutti nel vedere famiglie completamente distrutte, famiglie che conoscevamo.
Sono giorni che penso a qualcosa da fare. Giorni e notti che mi domando come potrei anche io contribuire e fare qualcosa per chi oggi è in grande difficoltà.
Allora mi è balenata un’idea che potrebbe essere qualcosa che termina con questo messaggio, o magari una pagina bella da scrivere insieme.
Potremmo magari sostenere la ricostruzione di una scuola…o altro… Te la butto la’. Ti piace l’idea?”

è stato bravo Marcello, con tutto il suo staff, perché è molto impegnativo organizzare un evento per 1000 persone, ancor di più farlo quando passano i giorni, l’emotività scende e al terremoto non si pensa più così tanto.

Io comunque Venerdì arrivo ad Ascoli con l’animo di un ragazzino in gita: sono felice perché amo sempre il mio lavoro, farlo per essere utile mi gasa parecchio, poi so che anche per gli altri 47 relatori è così, perciò mi aspetto interventi davvero interessanti, infine sono in stanza con Max Formisano e Virginio De Maio, cari amici che sento regolarmente ma non vedo da qualche anno.

Andiamo a fare un sopralluogo al Teatro. Ci sono i soliti preparativi della sera prima: tecnici, elettricisti, fonici, datori luci… 15 anni di regia mi hanno abituato alle “sere prima della prima” e mi trovo a mio agio.

Un salto sul palcoscenico. Fa impressione: sono cinque piani di palchi con la volta, lampadari tutto intorno, un paio di centinaia di posti in platea. Il palcoscenico inclinato in avanti. Le assi che scricchiolano dopo decenni di rappresentazioni, è proprio un teatro serio…
Andiamo a cena e siamo in tanti, si chiacchiera, si fa un po’ di casino e poi andiamo dritti in albergo: domani mattina tocca a Max e nel pomeriggio a me. Facciamo le ultime prove, Max lucida le scarpe (!), abbiamo 12 minuti a testa e nell’armadio sono appese circa 7 camicie stirate – neanche fossimo le vallette a Sanremo, calcolo che ogni minuto di intervento ne ha più di 25 di preparazione dietro, tra telefonate, mail, preparazione dei promo, dell’intervento, delle slide e tutto il resto.

Oggi, mentre scrivo questi pensieri, proprio Ascoli è nuovamente sotto pressione anche se in questo momento non risultano vittime, dato che davvero mi auguro sia definitivo e spero che la prossima volta a portarci insieme in quel teatro sarà un motivo più gioioso, ma comunque mi conforta sapere che insieme una differenza l’abbiamo fatta: alla fine della giornata di Domenica erano stati raccolti oltre 132.000€: Grazie!

Se avresti voluto venire a DireFare ma non hai potuto, ti ricordo che puoi acquistare le registrazioni complete e le slide e che anche questo ricavato verrà integralmente devoluto ai progetti di ricostruzione del Comune di Acquasanta Terme.

Ti farebbe piacere sapere di cosa ho parlato? Qui puoi scaricare il mio intervento

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