Vuoi parlare con noi?  Chiama il numero verde 800767832

Ma perché ti preoccupi tanto?

Ma perché ti preoccupi tanto?

Io mi rallegro, e ringrazio il cielo, che le spine abbiano delle rose.
A. Karr

In questi giorni indolenti di pausa tra un anno e l’altro, in tanti abbiamo rallentato i ritmi e cercato di mettere un po’ da parte gli affanni e i problemi.
Se ci siamo riusciti, ci siamo ritrovati con amici, ci siamo raccontati le storie più importanti degli ultimi mesi e forse ci siamo sentiti un po’ orgogliosi per quello che siamo riusciti a combinare. Sai che questo tempo speso bene è una potente medicina?

Mi spiego meglio: il cervello è la somma di tante aree, ognuna ha le sue specializzazioni e viene sollecitata da fattori diversi. Non stupisce scoprire che vergogna e colpa abbiano più o meno lo stesso effetto sul cervello, ma quello che non ti aspetti è che sia quasi uguale all’effetto che produce l’orgoglio. Strano vero?
In altre parole, orgoglio, vergogna e colpa attivano circuiti neuronali simili, ma non con la stessa intensità: l’orgoglio è più potente delle altre, cioè le strutture cerebrali (con l’eccezione del nucleo accumbens) prediligono gli input dell’orgoglio rispetto alle altre due. Orgoglio batte vergogna.

Anche il fatto di preoccuparsi ha un valore neurologico: la preoccupazione aiuta a calmare il sistema limbico, sollecitando l’attività della corteccia prefrontale e diminuendo quella dell’amigdala, che tra le altre cose governa i comportamenti aggressivi e le reazioni di paura. Ecco perché ci preoccupiamo tanto: il cervello ama fare, e per il cervello preoccuparsi di un problema è meglio che non fare niente.

Il cervello e la nostra neurologia sono organizzate per funzioni antagoniste: o si fa una cosa o se ne fa un’altra.
O senti orgoglio o ti vergogni.
O prevale la corteccia o l’amigdala.
Non possono funzionare a pari intensità contemporaneamente.

Bellissimo, ma che differenza fa per noi?
Vuol dire che occuparsi di NON sentire una cosa è meno efficace che occuparsi di SENTIRE la cosa antagonista: ricerca i motivi di orgoglio piuttosto che cercare di superare la vergogna.

E qual è l’antagonista della preoccupazione?

Le neuroscienze hanno le idee piuttosto chiare: è la gratitudine.

Gli antidepressivi più comuni sono a base di dopamina o serotonina, che guarda caso sono le sostanze che il cervello produce da sé e senza effetti collaterali, quando è impegnato a cercare motivi di gratitudine.

Hai letto bene? C’è scritto “…a cercare motivi di…” e non a “sentirsi grato”
Perché questa è l’ulteriore buona notizia: non importa se la vita ti sta prendendo a calci e non riesci a trovare una rosa in mezzo a tutte le spine.

Per il cervello è la ricerca che conta.

  • Vuoi farla diventare una buona abitudine, una vera e propria pillola di felicità?
    La sera, quando chiudi la giornata, ripercorri quello che hai vissuto, alla ricerca di un pretesto anche minimo che ti susciti gratitudine.
    Se non lo trovi, non c’è problema: già cercandolo hai stimolato il cervello nella direzione giusta.
    Se lo trovi puoi amplificarne l’effetto con il respiro: lascia che la sensazione di gratitudine si espanda come una bolla ogni volta che inspiri, poi espira in maniera rilassata, basteranno 4 o 5 respiri comodi e facili.

Ti interessa approfondire la ricerca della felicità dal punto di vista delle neuroscienze? Ti suggeriamo di leggere i lavori di Alex Korb

Il modo più facile per seguirci è iscriverti alla newsletter:

  • Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.